Pagina:Elogio della pazzia.djvu/56

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della pazzia 43

scrofa, di facondo un bambolo, di civile un villano: tanto è necessario che ciascuno lusinghi ed aduli se stesso, e faccia in sè medesimo una buona scorta d’approvazione, prima d’ambire quella degli altri. In fine la felicità consiste principalmente nel voler essere ciò che si è; ora non v’è che il divino amor proprio, che possa concedere un tanto bene. In virtù dell’amor proprio, ognuno è contento della sua figura, del suo talento, della sua famiglia, del suo impiego, del suo genere di vita, del suo paese; cosicchè nè l’Irlandese vorrebbe cambiarsi coll’Italiano, nè il Trace coll’Ateniese, nè lo Scita coll’abitatore delle isole Fortunate. Oh stupenda provvidenza della natura! In mezzo ad una infinita varietà di cose ella seppe metter tutto alla stessa stregua. Se avara si è mostrata de’ suoi doni verso i suoi figliuoli, è stata invece loro altrettanto più prodiga d’amor proprio; che dico de’ suoi doni? Questo è un parlar da stolto, poichè l’amor di sè stesso non è egli il massimo di tutti i beni?

Ma per mostrarvi, che quanto esiste fra gli uomini di celebre, di stupendo, di glorioso, tutto è opera mia, voglio incominciar dalla guerra. Non può negarsi, che questa grand’arte non sia la sorgente