Pagina:Elogio funebre di Carlo Felice I di Savoia (Marongiu Nurra).djvu/8

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Ma giungeva il tempo in cui si ravvisava opportuna la scelta d’una dolce Compagna, con la quale dividesse le delizie non meno che le cure del Regno, e all’esempio di lei avvalorasse i sentimenti di Religione. Perciò egli prese la mano della più pia, della più amabile Principessa, Maria Cristina di Borbone Infanta delle Sicilie, quella pietosissima Regina che oggi tempra l’amarezza del suo cuore con un largo sovvenimento ai poveri dell’Isola. Però sdegnando Carlo Felice la pietà inoperosa che riesce più fiate grave a sè stessa e inutile alla società, e giudicando meglio il fondo della virtù dai frutti luminosi di essa, propone ed eseguisce un’opera nel Duomo di Cagliari, per cui la maggior gloria di Dio prende incremento, e la sua gran Madre santissima in ispezieltà s’onora (4): di cui l’immagine, che tanto amava in vita, ossequiava pure coi più teneri baci pria che rendesse lo spirito al suo Fattore. Ed oh momento d’eterna consolazione! la moribonda face degli usati affetti pareva sprigionar tutt’a un tempo quell’amore, che non dovea più a lungo riscaldar la fredda salma, e s’accendeva quasi per prodigio, e moriva per diritto di natura. Inoltre simulacri i più eleganti, che direste