Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/124

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46 Eminescu


Brr, che freddo!... vedo il mio respiro, e il berretto di pelle
10l'ho tirato sugli orecchi. Quanto ai gomiti non ci penso,
Fo come lo zingaro che passa il dito attraverso il graticcio
della capanna e cerca impietosire il freddo!

Perchè, Signore, non sono un sorcio? Egli ha la sua pelliccia,
mangerei i miei libri e me n’infischierei del freddo!
15Un boccone d’Omero mi parrebbe prelibato,
il buco nella parete mi sarebbe palazzo, e moglie l’icona.

Le pareti son piene di polvere, ragnateli pendon dal soffitto,
e le cimici vanno a processione, ch’è un piacere a vederle.
Emigrano dal pagliericcio a brandelli, chè dalla mia povera pelle
20neppur han più che succhiare. In una fila lunga un metro

sono uscite a passeggio. Che gentil riunione!
Quella cimice anziana solennemente incede con gravità,
e quell’altra le fa da cavaliere. È focosa! Non parla per caso in francese?
Quell’altra, a cui la folla fa cerchio, è una ragazza romantica....

25Brrr! sento freddo. Guarda come se la passeggia una pulce
sulla mia mano! Ora metto un dito in bocca e la prendo.
No! perchè, poverina? Ospite di una donna, sarebbe — affé mia — morta da un pezzo;
ma a me cosa può importare, povero essere, di schiacciarti?

E il gatto fa le fusa sul camino da quel gran filosofo ch’egli è.
30Orsù, micio, accostati. Facciam quattro chiacchiere, unico amico mio!
Se ci fosse al mondo un regno di gatte, giuro a Dio che te ne farei pascià,
perchè gustassi anche tu, poverino, le delizie del mondo.

A che mai penserà il furbacchione, che se ne sta raggomitolato e fa le fusa?
quali dolci idee s’affacciano alla sua gattesca fantasia?
35Forse una dama dal bianco mantello coll’amor suo l’invita,
e gli ha dato rendez-vous nella rimessa, o nella soffitta in rovina?