Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/27

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Introduzione XXIII


mele il berrettone di pelle d’agnello e poi si sedeva in «disparte a mangiarle e a rider delle monellerie degli studenti che infestavan la piazza, ma senza mai prender parte a nessuna di esse. L’unico suo eccesso era di restar troppo tempo nell’acqua, quando andava a bagnarsi; in tutto il resto era la moderazione in persona. Non beveva, non giocava, non fumava: pareva una signorina.1

In Transilvania (a Sibiiu e a Blaj) Eminescu si sarebbe recato per volere del padre a continuare gli studii, dopo un breve periodo (febbraio 1864-5 marzo 1865) in cui aveva occupato un impiego al Comitato Permanente di Botoşani.

Il babbo, racconta il capitano Eminescu, benché e convinto anche lui dell’intelligenza di Michele, di cui tutti gli dicevan meraviglie, quand’ebbe terminate le tre classi del ginnasio, si era rassegnato a non fargli continuare gli studii, e gli aveva procurato un impiego al Comitato Permanente di Botoşani. Quivi, per la sua diligenza e il modo intelligente con cui disimpegnava le attribuzioni del suo ufficio, aveva presto attirato su di sé l’attenzione di tutte le personalità più spiccate della città. Ma un talento come il suo non poteva restar seppellito fra le pratiche noiose di una prefettura di provincia, specialmente in quell’epoca; in cui simili talenti erano tanto rari. Avvenne dunque che, tornato a casa nostro fratello maggiore Serban, che faceva allora il secondo anno di medicina all’Università di Erlangen, rimproverò il babbo di far perdere a Michele, il cui ingegno faceva concepir la speranza di un brillante avvenire, un tempo prezioso fra le carte d’ufficio d’una prefettura di provincia. Le sue parole non furono dette al vento, e

  1. (1) St. Cacoveanu Eminescu în Blaj in Luceafărul, I febbraio 1904, pp. 71-72.