Pagina:Eneide (Caro).djvu/115

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74 l’eneide. [570-594]

570In soccorso del suocero e de’ Frigi
S’era a Troia condotto. Infortunato!
Che non avea la sua sposa indovina
Ben anco intesa. A questi insieme accolti,
Per accendergli più mi volgo e dico:
     575Giovini forti e valorosi, invano
Omai fia la fortezza e ’l valor vostro;
Poichè perduti siamo e che Troia arde,
E gli Dei tutti, a cui tutela e cura
Si reggea questo impero, in abbandono
580Lasciano i nostri tempii e i nostri altari.
Ma se voi così fermi e così certi
Siete pur, com’io veggio, a seguitarmi;
Ancor ch’a morte io vada, in mezzo a l’armi
Avventianci, e moriamo. Un sol rimedio
585A chi speme non have è disperarsi.
     Così l’ardir di quelli animi accesi
Furor divenne. Usciam di lupi in guisa
Che rapaci, famelici e rabbiosi,
Col ventre vòto e con le canne asciutte
590Sentan de’ lupicini urlar per fame
Pieno un digiun covile. Andiam per mezzo
De’ nemici e de l’armi a morte esposti
Senza riservo, e via dritti fendiamo
La città tutta, a la buia ombra occulti,