Pagina:Eneide (Caro).djvu/118

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[645-669] libro ii. 77

645Per lui si prese, armi onorate e conte,
Così fece Rifeo, così Dimante,
E così tutti: chè per sè ciascuno
Di nuove spoglie allegramente armossi.
     Ci mettemmo tra lor, che i nostri Dii
650Non eran nosco; e ne l’oscura notte
Con ogni occasione in ogni loco
Ci azzuffammo con essi; e di lor molti
Mandammo a l’Orco, e ritirar molt’altri
Ne facemmo alle navi: e fur di quelli
655Che per viltà nel cavernoso e cieco
Ventre si racquattár del gran cavallo.
Ma che? Contra 'l voler de’ regi eterni
Indarno osa la gente. Ecco dal tempio
Trar veggiam di Minerva, con le chiome
660Sparse, e con gli occhi indarno al ciel rivolti,
La vergine Cassandra. Io dico gli occhi,
Perchè le regie sue tenere mani
     Eran da’ lacci indegnamente avvinte.
A sì fero spettacolo Corebo
665Infurïato, e di morir disposto,
Anzi che di soffrirlo, a quella schiera
Scagliossi in mezzo; e noi ristretti insieme
Tutti il seguimmo. Or qui féssi di noi
Una strage crudele e miserabile,