Pagina:Eneide (Caro).djvu/119

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78 l’eneide. [670-694]

670E da’ nostri medesmi, che la cima
Tenean del tempio, e dardi e sassi e travi.
Ne versarono addosso, imaginando
Da l’armi, da’ eimieri e da l’insegne
Di ferir Greci; e i Greci d’ogn’intorno,
675Tratti dal gran rumore e da lo sdegno
De la ritolta vergine, s’uniro
Ai nostri danni. Il bellicoso Aiace,
I fieri Atridi, i Dòlopi e gli Argivi,
Tutti ne furon sopra in quella guisa
680Ch’opposti un contra l’altro Affrico e Bora
E Garbino e Volturno accolte in mezzo
Han le selve stridenti o'l mare ondoso,
Quando col suo tridente infin dal fondo
Il gran Nèreo il conturba. E tornàr anco
685Incontro a noi quei che da noi pur dianzi
Sen gir rotti e dispersi; e questi in prima
Scoprir le nostre insidie, e fer palesi
Le cangiate armi e gli mentiti scudi,
E ’l parlar che dal greco era diverso.
690Così ne fu subitamente addosso
Un diluvio di gente. E qui per mano
Di Peneleo, davanti al sacro altare
De l’armigera Dea cadde Corebo:
Cadde Eifeo, ch’era ne’ Teucri un lume