Pagina:Eneide (Caro).djvu/132

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[995-1019] libro ii. 91

995Vedi qui su la porta come Giuno
Infurïata a tutti gli altri avanti
Si sta cinta di ferro, e da le navi
Le schiere d’Argo ai nostri danni invita:
Vedi poi colà su Pallade in cima
1000A l’alta ròcca, entro a quel nembo armata,
Con che lucenti e spaventosi lampi
Il gran Gorgone suo discopre e vibra.
Che più? mira nel ciel, che Giove stesso
Somministra a gli Argivi animo e forza,
1005E incontro a le vostre armi a l’arme incita
Gli eterni Dei. Cedi lor, figlio, e fuggi,
Poi che indarno t’affanni. Io sarò teco
Ovunque andrai, sì che securamente
Ti porrò dentro a’ tuoi paterni alberghi.
     1010Così disse; e per entro a le folt’ombre
De la notte s’ascose. Allor vid’io
Gl’invisibili aspetti e i fieri volti
De’ numi a Troia infesti, e Troia tutta
In un sol foco immersa, e fin dal fondo
1015Sottosopra rivolta. In quella guisa
Che d’alto monte in precipizio cade
Un orno antico, i cui rami pur dianzi
Facean contrasto a’ vènti e scorno al sole,
Quando con molte accette al suo gran tronco


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