Pagina:Eneide (Caro).djvu/134

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[1045-1069] libro ii. 93

1045Vidi Troia cadere, e non cadd’io.
Fatemi or di pietà gli ultimi offici;
Iteratemi il vale, e per defunto
Così composto il mio corpo lasciate,
Ch’io troverò chi mi dia morte; e i Greci
1050Medesmi, o per pietate, o per vaghezza
De le mie spoglie, mi trarran di vita
E di miseria: e se d’essequie io manco,
Se manco di sepolcro, il danno è lieve.
Da l’ora in qua son io visso a la terra
1055Disutil peso, ed al gran Giove in ira.
Che dal vento percosso e da le fiamme
Fui del folgore suo. Ciò memorando
Stava il misero padre a morte additto,
E d’intorno gli er’io, Creusa, Iulo,
1060La casa tutta con preghiere e pianti
Stringendolo a salvarsi, a non trar seco
Ogni cosa in ruina, a non offrirsi
Da sè stesso alla morte. Ei fermo e saldo
Nè di proponimento, nè di loco
1065Punto si cangia: ond’io pur, l’armi! grido
Di morir desioso. E qual v’era altro
Rimedio o di consiglio o di fortuna?
Ah! che di questa soglia io tragga il piede
Padre mio, per lasciarti? Ah! che tu possa


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