Pagina:Eneide (Caro).djvu/135

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94 l'eneide [1070-1094]

1070Creder tanto di me? da la tua bocca
Tanto di sceleranza e di viltate
È d’un tuo figlio uscito? Or s’è destino
Che di sì gran città nulla rimanga,
Se piace a te, se nel tuo core è fermo
1075Che nè di te, nè degli tuoi si scemi
La ruina di Troia; e così vada,
E così fia: ch’io veggio a mano a mano
Qui del sangue del re tutto cosperso,
E bramoso del nostro, apparir Pirro
1080Ch’i padri occide anzi agli altari, e i figli
Anzi agli occhi de’ padri. Ah! madre mia,
Per questo fine qui salvo e difeso
M’hai da l’armi e dal foco, acciò ch’io veggia
Con gli occhi miei ne la mia casa stessa
1085I miei nimici e ’l mio padre e ’l mio figlio
E la mia donna crudelmente occisi
L’un nel sangue de l’altro? Mano a l’arme!
Chi mi dà l’armi? Ecco che ’l giorno estremo
Vinti a morte ne chiama. Or mi lasciate,
1090Ch’io torni infra nimici, e che di nuovo
Mi razzuffi con essi: chè non tutti
Abbiam senza vendetta oggi a perire.
     E già di ferro cinto, a la sinistra
M’adattava lo scudo, e fuori uscia,


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