Pagina:Eneide (Caro).djvu/136

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[1095-1119] libro ii. 93

1095Quand’ecco in su la soglia attraversata
Creusa avanti a’ piè mi si distende,
E me li abbraccia; e ’l fanciulletto Iulo
M’appresenta, e mi dice: Ah! mio consorte,
Dove ne lasci? S’a morir ne vai,
1100Chè non teco n’adduci? E se ne l’armi
E nell’esperïenza hai speme alcuna,
Chè non difendi la tua casa in prima?
Ove Ascanio abbandoni? ove tuo padre?
Ove Creusa tua, che tua s’è detta
1105Per alcun tempo? E ciò gridando, empiea
Di pianto e di stridor la magion tutta:
Quand’ecco innanzi a gli occhi, e fra le mani
De gli stessi parenti, un repentino
E mirabile a dir portento apparve;
1110Chè sopra il capo del fanciullo Iulo
Chiaro un lume si vide, e via più chiara
Una fiamma che tremola e sospesa
Le sue tempie rosate e i biondi crini
Sèn gía come leccando, e senza offesa
1115Lievemente pascendo. Orrore e téma
Ne presi in prima. Indi a quel santo foco
D’intorno, altri con acqua, altri con altro,
Ognun facea per ammorzarlo ogn’opra.
Ma il padre Anchise a cotal vista allegro,


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