Pagina:Eneide (Caro).djvu/139

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98 l'eneide [1170-1194]

1170Da tanta occisïon, toccar non lece
Pria che di vivo fiume onda mi lave.
     Ciò detto, con la veste e con la pelle
D’un villoso leon m’adeguo il tergo;
E ’l caro peso a gli omeri m’impongo.
1175Indi a la destra il fanciulletto Iulo
Mi s’aggavigna, e non con moto eguale
Ei segue i passi miei, Creusa l’orme.
Andiam per luoghi solitari e bui:
E me, cui dianzi intrepido e sicuro
1180Vider de l’arme i nembi e de gli armati
Le folte schiere, or ogni suono, ogni aura
Empie di téma: sì geloso fammi
E la soma e ’l compagno. Era vicino
A l’uscir de la porta, e fuori in tutto,
1185Com’io credea, d’ogni sinistro incontro;
Quand’ecco d’improvviso udir mi sembra
Un calpestìo di gente, a cui rivolto
Disse il vecchio gridando: Oh! fuggi, figlio,
Fuggi, chè ne son presso. Io veggio, io sento
1190Sonar gli scudi, e lampeggiar i ferri.
Qui ridir non saprei come, nè quale
Avverso nume a me stesso mi tolse:
Chè mentre da la fretta e dal timore
Sospinto esco di strada, e per occulte


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