Pagina:Eneide (Caro).djvu/140

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[1195-1219] libro ii. 99

1195E non usate vie m’aggiro e celo,
Restai, misero me! senza la mia
Diletta moglie, in dubbio se dal Fato
Mi si rapisse, o traviata errasse,
O pur lassa a posar posta si fosse.
1200Basta ch’unqua di poi non la rividi,
Nè per vederla io mi rivolsi mai,
Nè mai me ne sovvenne, infin che giunti
Di Cerere non fummo al sagro poggio.
Ivi ridotti, ne mancò di tanti
1205Sola Creusa, ohimè! con quanto scorno
E con quanto dolor del suo consorte
E del figlio e del suocero e di tutti!
Io che non feci allora, e che non dissi?
Qual degli uomini, folle! e degli Dei
1210Non accusai? qual vidi in tanto eccidio,
O ch’io provassi, o che avvenisse altrui,
Caso più miserando e più crudele?
     Qui mio figlio, mio padre e i patrii numi
Lascio in guardia a’ compagni, ed io de l’armi
1215Pur mi rivesto, e ’ndietro me ne torno,
Disposto a ritentar ogni fortuna,
A cercar Troia tutta, a por la vita
Ad ogni repentaglio. Incominciai
In prima da le mura e da la porta,


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