Pagina:Eneide (Caro).djvu/141

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
100 l'eneide [1220-1244]

1220Ond’era uscito; e le vie stesse e l’orme
Ripetei tutte per cui dianzi io venni,
Gli occhi portando per vederla intenti.
Silenzio, solitudine e spavento
Trovai per tutto. A casa aggiunsi in prima,
1225Cercando se per sorte ivi smarrita
Si ricovrasse. Era già presa e piena
Di nemici e di foco; e già da’ tetti
Uscian da’ vènti e da le furie spinte
Rapide fiamme e minacciose al cielo.
1230Torno quinci al palagio; indi a la ròcca:
Seguo a le piazze, a’ portici, a l’asilo
Di Giunon, che già fatti eran conserve
De la preda di Troia a cui Fenice
E ’l fiero Ulisse eran custodi eletti.
1235Qui d’ogni parte le troiane spoglie
Fin de le sacristie, fin de gli altari
Le sacre mense, i prezïosi vasi
Di solid’oro, e i paramenti e i drappi
E le delizie e le ricchezze tutte
1240A gli incendi ritolte, erano addotte.
D’intorno innumerabili prigioni
Stavan di funi e di catene avvinti,
E matrone e donzelle e pargoletti,
Che di sordi lamenti e di muggiti


[753-767]