Pagina:Eneide (Caro).djvu/145

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DELL’ENEIDE


Libro Terzo.


 
     Poi che fu d’Asia il glorïoso regno
E ’l suo re seco e ’l suo legnaggio tutto,
Com’al ciel piacque, indegnamente estinto,
Ilio abbattuto e la nettunia Troia
Desolata e combusta; i santi augúri5
Spiando, a vari essigli, a varie terre
Per ricovro di noi pensando andammo:
E ne la Frigia stessa, a piè d’Antandro,
Ne’ monti d’Ida, a fabbricar ne demmo
La nostra armata, non ben certi ancora10
Ove il ciel ne chiamasse, e qual altrove
Ne desse altro ricetto. Ivi le genti
D’intorno accolte, al mar ne riducemmo,
E n’imbarcammo alfine. Era de l’anno
La stagion prima, e i primi giorni a pena,15
Quando, sciolte le sarte e date a’ venti
Le vele, come volle il padre Anchise,
Piangendo abbandonai le rive e i porti
E i campi ove fu Troia. i miei compagni


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