Pagina:Eneide (Caro).djvu/200

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[220-244] libro iv 159

A la materna Delo il biondo Apollo,
Allor che festeggiando accolti e misti
Infra gli altari i Drïopi, i Cretesi,
E i dipinti Agatirsi in varie tresche
Gli s’aggirano intorno; o quando spazia220
Per le piagge di Cinto, a l’aura sparsi
I bei crin d’oro, e de l’amata fronde
Le tempie avvolto, e di faretra armato;
Tal fra la gente si mostrava, e tale
Era ne’ gesti e nel sembiante Enea,225
Sovra d’ogn’altro valoroso e vago.
     Poscia che furo a’ monti, e nel più folto
Penetrâr de le selve, ecco dai balzi
De l’alte rupi uscir capri e camozze,
E cervi altronde, che, d’armenti in guisa,230
Quasi in un gruppo, spaventati, a torme
Fuggono al piano, e fan nubi di polve.
Di ciò gioioso il giovinetto Iulo
Sul feroce destrier per la campagna
Gridando e traversando, or questo arriva,235
Or quel trapassa: e nel suo core agogna
Tra le timide belve o d’un cignale
Aver rincontro, o che dal monte scenda
Un velluto leone. In questa il cielo
Mormorando turbossi, e pioggia e grandine240

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