Pagina:Eneide (Caro).djvu/202

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[270-294] libro iv. 161

270Si discuopre e s’avanza, e sopra terra
Sèn va movendo e sormontando a l’aura,
Tanto che ’l capo infra le nubi asconde.
Dicon che già la nostra madre antica,
Per la ruina de’ giganti irata
275Contr’a’ celesti, al mondo la produsse,
D’Encèlado e di Ceo minor sorella;
Mostro orribile e grande, d’ali presta
E veloce de’ piè; che quante ha piume,
Tanti ha sotto occhi vigilanti, e tante
280(Meraviglia a ridirlo) ha lingue e bocche
Per favellare, e per udire orecchi.
Vola di notte per l’oscure tenebre
De la terra e del ciel senza riposo,
Stridendo sempre, e non chiude occhi mai.
285Il giorno sopra tetti, e per le torri
Sèn va de le città, spiando tutto
Che si vede e che s’ode: e seminando,
Non men che ’l bene e ’l vero, il male e ’l falso,
Di rumor empie e di spavento i popoli.
290Questa gioiosa, bisbigliando in prima,
Poscia crescendo, del seguíto caso
Molte cose dicea vere e non vere.
     Dicea, ch’un di troiana stirpe uscito,
Venuto era in Cartago, a cui degnata

Caro. — 11. [176-192]