Pagina:Eneide (Caro).djvu/290

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[95-119] libro v 249

Unqua fece onta, che perdono e pace95
Le concediate. E tu, vergine santa,
Del futuro presaga, or ne dimostra
Il seggio e ’l regno che ne danno i fati
(Se pur nèl danno) ove i Troiani afflitti,
Ove di Troia i travagliati numi,100
E i dispersi Penati alberghi e pòsi;
Ch’allor di saldo marmo a Trivia, a Febo
Ergerò i tempii, e del suo nome i ludi
Consacrerolli, e i dì fèsti e solenni.
Ed ancor tu nel nostro regno avrai105
Sacri luoghi reposti, ove serbati
Per lumi e specchi a le future genti
Da venerandi a ciò patrizi eletti
Saranno i detti e i vaticini tuoi.
Quel che prima ti chieggio è che i tuoi carmi110
S’odan per la tua lingua, e non ch’in foglie
Sian da te scritti, onde ludibrio poi
Sian di rapidi vènti. E più non disse.
     Ella già presa, ma non doma ancora
Dal febeo nume, per di sotto trarsi115
A sì gran salma, quasi poltra e fiera
Scapestrata giumenta, per la grotta
Imperversando e mugolando andava.
Ma com’più si scotea, più dal gran dio

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