Pagina:Eneide (Caro).djvu/324

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[945-969] libro vi. 284

945Ch’era nel mezzo, per sentiero opaco
Tosto varcando, anzi a la porta furo.
Incontinente Enea l’intrata occùpa;
Di viva acqua si spruzza: e ’l sacro ramo
A la regina de l’inferno affigge.
     950Ciò fatto, a i luoghi di letizia pieni,
A l’amene verdure, a le gioiose
Contrade de’ felici e de’ beati
Giunsero alfine. È questa una campagna
Con un aër più largo, e con la terra
955Che di un lume di purpura è vestita,
Ed ha ’l suo sole e le sue stelle anch’ella.
Qui se ne stan le fortunate genti,
Parte in su’ prati e parte in su l’arena
Scorrendo, lotteggiando, e vari giuochi
960Di piacevol contesa esercitando;
Parte in musiche, in feste, in balli, in suoni
Se ne van diportando, ed han con essi
Il tracio Orfeo, ch’in lungo abito e sacro
Or con le dita ed or col plettro eburno,
965Sette nervi diversi insieme uniti,
Tragge del muto legno umani accenti.
Qui di Teucro l’antica e bella razza
Facea soggiorno; quei famosi eroi
Che in quei tempi migliori al mondo furo,

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