Pagina:Eneide (Caro).djvu/415

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374 l'eneide. [595-619]

595Con la tiepida neve e col viv'ostro
de le sue braccia al collogli si avvinse,
E strinselo e baciollo. In un momento
La consueta fiamma gli s'apprese,
E per l'ossagli corse e le midolle,
600E per le vene al core; in quella guisa
Chi di cornusca nube esce repente
Una lucida lista, e lampeggiando
E serpendo, ilciel tutto empie di foco.
     Sentì la scaltra, che sapea la forza
605Di sua beltà, che l'avea preso e vinto:
E de l'inganno si compiacque e rise.
E ’l buon marito, che d’eterno amore
Avea il cor punto, le si volse, e disse:
A che sì lungo esordio? Ov’è, consorte,
610Vèr me la tua fidanza? Io fin d’allora,
Se t’era grado, avrei d’arme provvisti
I Teucri tuoi; nè ’l padre onnipotente,
Nè i fati ci vietavano che Troia
Non si tenesse, e Prïamo non fosse
615Restato ancor per diece altr’anni in vita.
Ed or s’a guerra t’apparecchi, e questo
È tuo consiglio, quel che l’arte puote
O di ferro o di liquido metallo,
Quanto i mantici han fiato, e forza il foco,

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