Pagina:Eneide (Caro).djvu/416

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[620-644] libro viii. 375

620Io ti prometto. E tu con questi preghi
Cessa di rivocar la possa in forse
Del tuo volere, e ’l mio desir ch’è sempre
Di far le voglie tue paghe e contente.
Così dicendo, disioso in braccio
625La si recò, gioinne, e poscia in grembo
Di lei placidamente addormentossi.
     Finito il primo sonno, e de la notte
Già corso il mezzo, come femminella
Che col fuso, con l’ago e con la spola
630La sua vita sostenta e de’ suoi figli;
Che la notte aggiungendo al suo lavoro,
E dal suo focolar pria che dal sole
Procacciandosi ’l lume, a la conocchia,
A l’aspo, a l’arcolaio essercitando
635Sta le povere ancelle, onde mantenga
Il casto letto e i pargoletti suoi;
Tale in tal tempo, e con tal cura a l’opra
Surse il gran fabbro, e la fucina aperse.
     Giace tra la Sicania da l’un canto
640E Lipari da l’altro un’isoletta
Ch’alpestra ed alta esce de l’onde, e fuma.
Ha sotto una spelonca, e grotte intorno,
Che di feri Ciclopi antri e fucine
Son, da’ lor fochi affumicati e rosi.

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