Pagina:Eneide (Caro).djvu/418

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[670-699] libro viii. 377

670La fregiavano a gara. Erano i fregi
Nel petto de la dea gruppi di serpi
Che d’oro avean le scaglie, e cento intrichi
Facean guizzando di Medusa intorno
Al fiero teschio, che così com’era
675Disanimato e tronco, le sue luci
Volgea d’intorno minacciose e torve.
     Tosto che giunse: Via, disse a’ ciclopi
Sgombratevi davanti ogni lavoro,
E qui meco guarnir d’arme attendete
680Un gran campione. E s’unqua fu mestiero
D’arte, di sperïenza e di prestezza,
È questa volta. Or v’accingete a l’opra
Senz’altro indugio. E fu ciò detto a pena,
Che, divise le veci e i magisteri,
685A fondere, a bollire, a martellare
Chi qua chi là si diede. Il bronzo e l’oro
Corrono a rivi; s’ammassiccia il ferro,
Si raffina l’acciaio; e tempre e leghe
In più guise si fan d’ogni metallo.
690Di sette falde in sette doppi unite,
Ricotte al foco e ribattute e salde,
Si forma un saldo e smisurato scudo,
Da poter solo incontro a l’armi tutte
Star de’ Latini. Il fremito del vento

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