Pagina:Eneide (Caro).djvu/434

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[1070-1094] libro viii. 393

1070Barbari aiuti, esterne nazïoni
E diverse armi dal Cataio al Nilo
Tutto avea seco l’Orïente addotto:
E la zingara moglie era con lui,
Milizia infame. Ambe le parti mosse
1075Se ne gian per urtarsi, e d’ambe il mare
Scisso da’ remi e da’ stridenti rostri
Lacero si vedea, spumoso e gonfio.
Prendean de l’alto i legni in tanta altezza,
Che Cicladi con Cicladi divelte
1080Parean nel mar gir a ’ncontrarsi, o ’n terra
Monti con monti: da sì fatte moli
Avventavan le genti e foco e ferro,
Onde il mar tutto era sanguigno e roggio.
     Stava qual Isi la regina in mezzo
1085Col patrio sistro, e co’ suoi cenni il moto
Dava alla pugna; e non vedea (meschina!)
Quai due colúbri le venian da tergo.
L’abbaiatore Anúbi e i mostri tutti,
Ch’eran suoi dii, contra Nettuno e contra
1090Venere e Palla armati eran con lei,
E Marte in mezzo, che nel campo d’oro
Di ferro era scolpito, or questi or quelli
A la zuffa infiammava: e l’empie Furie
Co’ lor serpenti, la Discordia pazza

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