Pagina:Eneide (Caro).djvu/477

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
436 l'eneide. [995-1019]

995Le grida i Teucri e gli animi in un tempo
Al cielo alzaro. Era il crinito Apollo,
Quando ciò fu, ne la celeste piaggia
Sovra una nube assiso; e d’alto il campo
Scorgendo de’ Troiani e degli Ausoni,
1000Come vede ogni cosa, visto il colpo
Del vincitore arciero, in vèr lui disse:
Ahi buon fanciullo, in cui vertù s’avanza!
Così vassi a le stelle. Or ben tu mostri
Che dagli dii sei nato, e ch’altri dii
1005Nasceranno da te. Tu sei ben degno
Ch’ogni guerra, che ’l fato ancor minacci
A la casa d’Assáraco, s’acqueti
Per tua grandezza, a cui Troia è minore,
Sì che già non ti cape. E, così detto,
1010Si fendè l’aura avanti e vèr la terra
Calossi, trasmutossi, e come fusse
Il vecchio Bute, al giovine accostossi.
Fu Bute in prima del dardanio Anchise
Valletto d’arme e cameriero e paggio,
1015E poscia per custode e per compagno
L’ebbe Ascanio dal padre. A questo vecchio
Mostrossi Apollo di color, di voce,
D’andar, di canutezza e d’armatura
Simile in tutto; ed a l’ardente Iulo

[636-652]