Pagina:Eneide (Caro).djvu/480

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[1070-1094] libro ix. 439

1070De l’Adige, o del Po due querce altiere
Sorgere al cielo e sventolarsi a l’aura.
     Visto l’adito aperto, incontinente
Vi si spinsero i Rutuli. E Quercente
Ed Equicolo i primi armati e fieri,
1075L’ardito Omâro e ’l bellicoso Emone
Tutti co’ lor compagni impeto féro;
E tutti o fur da’ Teucri in fuga vòlti,
O ne l’entrar di quella porta ancisi.
Giunto agli animi infesti il sangue sparso,
1080S’accrebber l’ire e de’ Troiani intanto
Tale un numero altronde vi concorse,
Che prender zuffa e tener campo osaro.
     Turno sfogava il suo furore altrove
Contr’a nemici; quando un messo avanti
1085Gli comparve dicendo, che di Troia
Erano usciti, e stavan con le porte,
Quanto eran larghe, a far strage e macello,
De le sue genti. Ei tosto da quel canto
Lasciò l’impresa; e contra i due fratelli
1090A la dardania porta irato accorse.
E primamente Antifate, che primo
Gli venne avanti, un giovine bastardo
Di Sarpedonte e di tebana madre,
Con un colpo di dardo a terra stese.

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