Pagina:Eneide (Caro).djvu/481

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440 l'eneide. [1095-1119]

1095Colpillo ne lo stomaco, e passolli
Oltre al polmone, onde di caldo sangue,
Quasi d’un antro, dilagossi un fonte.
Mèrope, Afidno ed Erimanto appresso
Uccise con la spada, un dopo l’altro
1100Come a caso incontrogli. Atterrò Bizia
Dopo costoro, ma non già col dardo,
E men col brando; ch’altro colpo er’uopo
A sì gran corpo. A costui, mentre infuria,
Mentre stizza per gli occhi avventa e foco,
1105Infuocato, impiombato e grave un tèlo
Scaricò di falarica, che in guisa
Di fulmine stridendo e percotendo
Lo giunse sì che nè lo scudo avvolto
Di due bovine terga, nè la fida
1110Lorica di due squame e d’or contesta
Non lo sostenne. Barcollando cadde
La smisurata mole, e tal diè crollo
Che ’l terren se ne scosse, e ’l gran suo scudo
Gli tonò sopra. In tal guisa di Baia
1115Su l’eüboica riva il grave sasso,
Ch’è sopra l’onde a fermar l’opre eretto,
Da l’alto ordigno ov’era dianzi appreso,
Si spicca e piomba, e fin ne l’imo fondo
Ruinando si tuffa, e frange il mare,

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