Pagina:Epistole di Dante Allighieri.djvu/238

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NOTE ALLA DISSERTAZIONE.


1) Tanto la stampa veneta 1508, che la napoletana 1576, leggono qui et, particella che imbroglierebbe il discorso.

2) I due testi hanno confugere, da attribuirsi ad errore di stampa.

3) È inutile il dire, che Dante attenevasi alla dottrina degli antichi, i quali non ammettevano nella natura che quattro principali divisioni, chiamate da loro elementi, cioè aria, acqua, terra e fuoco.

4) Forse nessuno, o pochi ignorano, che per la denominazione assoluta di Filosofo, ovvero Egli disse, solevasi a’ tempi di Dante, ed anche per non breve tratto in appresso, designare Aristotele.

5) Ne’ due testi quia, probabilmente sbaglio tipografico.

6) Quest’ergo etc. si è aggiunto come necessario a indicare la conclusione, o compimento del sillogismo.

7) cruces manca ne’ due testi, ove forse i primi editori avran sott’inteso questo segno.

8) Nelle due edd. ad centrum mundi, con grammatica sbagliata.

9) Ivi centricam, contrassenso.

10) Ivi toti maris, sbaglio grammaticale.

― pag. 180, lin. 19. L’edizione veneta in se, et in suas partes; la napoletana invece della partic. et ha scilicet, lezione migliore, e che se avessimo veduto prima della stampa di quella pagina, sarebbesi adottata, e ridotta nel volg. cioè.

11) adhuc l’ediz. 1508, l’altra perit, lezione che ci venne sott’occhio dopo l’impressione, e quanto al senso conforme alla nostra cadit.

12) I due testi con falsa lezione emergeretur.

13) La preposiz. praeter manca nelle due edd., ed è chiaro che il discorso l’esige.

14) Dopo figura i due testi hanno ut, che come inutile si omise.

15) Anche qui l’erroneo emergeretur, come in altri luoghi da noi corretti.

— pag. 184, lin. 29. I due testi ut patet, coll’ut superfluo.

16) Ivi gradibus, che nulla significa. L’Autore indicar volle la linea di longitudine tra i due punti estremi del nostro emisfero, cioè dall’occidente d’Europa all’oriente dell’Asia, vale a dire da Cadice al Gange, avendo forse presente il verso di Giovenale, da cui principia la sua Satira X: ― «Omnibus in terris quae sunt a Gadibus usque

Auroram et Gangem» etc. ― E dicendo che quella fa capo dov’Ercole pose i confini occidentali, tradusse quasi alla lettera il suo verso 108 del C. XXVI Inf.o ― «Ov’Ercole segnò li suoi riguardi» -. Prova di più, se occorresse, che quest’opuscolo appartiene a Dante.

17) quidquid le due edd., ov’è manifesto che non fu intesa la descrizione geografica, pur tanto esatta.

18) incertiora nelle due edd., contrariando il ragionamento.

19) Ivi non ipsum, opposto a ciò che l’Autore ne vuol dedurre.

20) Ivi circa, mancante di precisione, nè corrispondente all’ultra che finisce il periodo.

21) Ivi quod cùm iste. Il cùm fau omesso, comechè intruso senza bisogno.

22) La particella per da noi aggiunta sembrava necessaria al giusto senso.

23) ininvestigabili. Se il verbo Investigare ha in Vocabolario la significazione di «Diligentemente ricercare» (e così dicasi de’ suoi derivati Investigato, Investigatore, Investigazione ecc.), ne verrà per ragione d’analogia che Investigabile significhi Che può ricercarsi; e il contrario di tale addiettivo sarà Ininvestigabile, cioè Che non può ricercarsi, come ad Intelligibile si avversa Inintelligibile; e nel predetto senso se n’è qui per noi fatto uso. La cosa procede diversamente in latino, avendo quella lingua il verbo vestigare, nella quale il suo opposto investigare ha pure ne’ suoi derivati lo stesso senso, assumendolo però diverso nell’agget. investigabilis, sebbene nel Forcellini sia messa in dubbio la lezione dell’esempio di Lattanzio — «Res non investigabiles quaerere; Al. leg. vestigabiles» — . A questa nota diede motivo l’osservare, che nella Crusca è definito Investigabile «Che non si può investigare», allegandosi un esempio del Lib II, cap. 49 del Dial. di S.Greg. — «Come sono incomprensibili gli giudicj di Dio, e investigabili le sue vie!» — ; il qual esempio è appunto la traduzione del passo, che Dante riporta di S. Paolo, (Let. ai Rom. cap. XI, v. 34). Comunque sia di ciò, lasceremo ai filologi il giudicare se bene o male siasi per noi adoperato; su di che ci rimettiamo a quanto altra volta dicemmo circa la voce ininvestigabile nel Vol. I dell’Ottimo Comento alla Div. Com., pag. 609, e pag. 658, nota a).