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Pagina:Esiodo - Poemi, 1873.djvu/97

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VI. Di Alceo messenio:

Nell’ombrosa di Locride foresta
Lavâr le Ninfe dei lor fonti all’onda
D’Esiodo il frale, e gl’inalzâr la tomba,
Cui di latte cosparsero i pastori
Misto di flavo miei: tali morendo
Precetti il vate diè: chè l’alme Suore
Le lor dolcezze gli stillâr sui labbri.

VII. Di Pindaro:

Di sapienza immortal sommo maestro,
Esiodo, salve, tu, che ben due volte
Ingiovanisti, e due morte ti colse.[1]
  1. Onde l’Esiodica vecchiezza passò in proverbio: Vedi Plut., nel lib. per chi gli oracoli abbiano cessato. II; e Göttling, Introduz. ai Carmi d’Esiodo, pag. 13, 2.ª ediz.