Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/120

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se mille volte or egli col compasso
or con lo stile ad imitar s’accinge,
mille volte con spongia d’alto a basso
annulla ciò che, oprando l’arte, finge;
ma, disperando, alfin butta in conquasso
tutt’i stromenti, ed oltra non dipinge:
cosi Natura, poi ch’alfin comprese
ciò fare indarno, il van desio riprese.
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Ed in quel punto che ’l pennel di mano
le cadde, un gran splendore appar dissopre,
il qual d’una colomba a man a mano
fra mille rai bella sembianza scopre.
Quella giú d’alto calasi pian piano
e ’l capo di Iesu con l’ale copre;
Giovanni chino stassi e reverente,
fin ch’una voce gl’ intronò la mente:
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voce del Padre eterno, in quel che ’l volo
cessò de l’almo Spirto sopra ’l Figlio,
tonò: — Quest’ è ’l diletto mio Figliuolo
cui si ripone ogn’alto mio consiglio!
i’ mi compiaccio in esso, i’ mi consolo,
né senza lui mai cose a far m’appiglio.
Conosco, e d’essa mia cognizione
nasce l’amor d’un Dio c’ha tre persone. —
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P’inito ciò, da l’angel ricoperto
de l’inconsutil manto, ove la bella
colomba l’adducea, per un deserto
venne ad entrar, sin che disparve quella:
luoco di serpi e fiere sol referto,
ove di rado il sole e la sorella
possion guardar: tant’aspri e folti stanno
quei boschi, e le montagne al ciel ne vanno