Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/23

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32
Però David vien solo e di gran lunga
fra pochi re succede il gentil Assa.
Vien David solo e ancor par si compunga
del proprio error ch’ogni altro error trapassa;
ma del ciel la clemenza è larga e lunga,
ché oltre ogni spazio, oltr’ogni altezza passa:
di che, sicuro e lieto, va cantando
gli accenti che giá disse lacrimando.
33
Poscia compare (o Dio, che maiestade!)
di cento e piú vecchioni bella copia,
quegli che in sé non ebbero, fra rade
virtuti lor, di giusto ardir inopia,
riprendendo signori e l’impietade,
brutto lor vizio e pestilenzia propia:
donde molt’odio e corporali danni
se n’acquistáro ed ira de’ tiranni.
34
Evvi Eliseo di santitá si chiaro,
per cui piú morti non pur, sendo vivo,
ma Possa d’un defunto s’avviváro,
toccando il corpo suo di vita privo.
Evvi Michea si poco al suo re caro,
dal quale udire il ver fu sempre schivo.
Evvi pur anco Zacaria, che l’empio
tiranno uccise fra l’altare e il tempio.
35
Evvi l’ardente spirto d’Esaia
via piú de gli altri chiaro, via piú dotto,
per li cui merti e i prieghi d’Ezechia
fu da diece ore ad una il sol ridotto.
Evvi Abacucco e ’l martir Ieremia,
da’ sassi, per dir vero, guasto e rotto;
Amòs, Ioello, Giona e gli altri tutti
predicitori o d’allegrezze o lutti.
T. Folengo, Opere italiane -11.