Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/249

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Lo spirto ch’alto spira, ove gli grada,
turbò si la cita mentre vi arriva
il mansueto Re, ch’ogni contrada
d’uomini, donne e parvoli si priva:
escene un popol contra, e per la strada
chi d’olmo e quercia, chi di palma e oliva
spargon novelle frondi, e piú persone
tengonle in mano e fansene corone.
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Quelli fanciulli teneri e leggiadri,
co’ ramuscelli in l’una e l’altra spanna,
instrutti e ammaestrati da lor madri,
cantando fan sonare il ciel «osanna!»;
stendono in terra le lor veste i padri,
e qua e lá tutto ’l sentier s’appanna,
ove passa l’Altissimo immortale,
imperador sul piú vii animale.
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Giá recevuto dentro da le porte
dir non si può con quali e quanti onori ;
né picciol è né grande che non porte
o ramo in mano o sparga foglie o fiori.
Sol de l’invidia la vivace morte
di scribi e farisei tormenta i cuori,
ove ricevon tanti dardi e chiodi
quante sentono a Cristo dicer lodi.
67
Ma né per questo il Redentor reale
contenne il zelo di sua nobil stanza;
trovavi dentro il volgo bestiale
ridotto aver non so che brutta usanza
di traficar lor mercatura, quale
si vede anch’oggi far con arroganza
del popol cristian, c’ha qui l’essempio
di quanto importa il mercantar nel tempio.