Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/253

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Oltra di questo, come crederete
che ’n vostro beneficcio vogliati essi
spegnersi l’un con l’altro, se lor siete
di mille ingiurie e piú nel cor impressi?
Onde v’han sempre od amo o vischio o rete
di lor maliccia tesi, acciò che messi
giú de la lor perduta grazia siate
per seco sempre avervi alme dannate.
51
S’anco di Belzebú l’arte invocando
da l’uman forme scaccio i suoi consorti,
i vostri figli, ch’or a un sol collimando
seguir vedeste me costanti e forti,
con qual spirito buono opur nefando
sanáro i corpi da’ demòn distorti?
Or non col nome mio? Che, dunque, dite?
me sol cosi empiamente ognor schernite?
S 2
Però voi, padri, da essa vostra prole
sarete al giorno estremo giudicati
di gire in bando ove non luca il sole,
fra quei ch’eternamente son dannati;
perché né ai fatti miei né a mie parole
voleste mai chinarvi, anzi piú irati
ver’ me piú ch’io vi palpo, date grido
che in Belzebúb oprando sol mi fido.
E Belzebúb e Satanaso, lordi
signor del pazzo mondo e de l’inferno,
fúr, sono e sempre fien tra lor concordi
d’invidiare a l’uomo il bene eterno;
dond’io con questi miei non muti e sordi,
a ben discerner quel ch’io me’ discerno,
sonomi a quelli opposto, e sol per scampo
de Palme vostre contra lor m’accampo.