Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/257

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Oltra di ciò de l’austro la reina,
donna d’ immondo e non giudaico seme,
giudice fia di lor, che venne a Sina
per udir Salomon di parti estreme:
questi ostinati fanno a la divina
potenzia offese piú, piú ch’ella ’i preme,
né riconoscer voglion un piú saggio
di Salomon, se non col fargli oltraggio !
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Però l’immondo spirto, che lor vede
al ben gelati, al male accesi e prodi,
ritorna in lor si come in vecchia sede,
ove tesser solea sue trame e frodi:
d’indi giá fu scacciato, ed or se riede
meraviglia non è, ché Parti e’ modi
di richiamarli a penitenzia sono
giá spenti in lor, né vogliono perdono.
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E giá trionfa l’aversario, e salta,
ché sua magion, da scope ornata e monda,
s’ha ritrovata e si superba ed alta,
ch’ivi può starsi a tavola rotonda
con altri sette spirti, i quali exalta
lor re sopra di quanti il centro abonda;
e però, s’ebber mal nel primier seggio,
or nel secondo avran il mal e ’l peggio. —
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Cosi dicea con amoroso sdegno,
e con pietá s’appose a mirar quelli.
Ecco Madonna, che per tutto il regno
cercando il va, co’ suoi cugin fratelli,
ammaricata del suo caro pegno,
per cui non uno sol, ma piú coltelli
le vengon mersi al petto qualor ode
post’esser d’ammazzarlo mille frode.