Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/259

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


LIBRO NONO

1
Chi dará, lasso! al mio parlar un tono,
un vento di sospiri, un mar di pianto?
Chi m’ornerá d’altr’uom di quel ch’i’ sono,
eh’ a questo pelo irsuto e nigro manto
e de le rime al lamentabil suono,
di miei falli risponda il duol, fintanto
ch’io dica, sollevando al ciel la voce,
d’amor fatto stolticcia in su la Croce:
2
— Ingrati cieli, e voi, perfide stelle,
s’aveste occhi a mirar si duro scempio
di Chi formovvi prima chiare e belle,
ornamento e splendor del suo gran tempio,
e non pioveste in noi vive facelle
ch’arder dovean la terra, e ’nsieme l’empio
abitator di lei, ch’ebbe si pronte
le mani a batter la divina fronte;
3
e tu, Padre del ciel, se pur a core
hai di quest’uomo tanto la salute,
che sommetter del Figlio vuoi l’amore
a quel d’un servo che si lordo pute,
a che ’l vendi per man d’un traditore?
a che tante guanciate, urti e ferute?
E se pur morto il vuoi, almen contento
sia eh’ una volta muoiasi, non cento!