Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/268

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Non fu se non d’estrema meraviglia
veder un vecchio, e a l’arme non molt’atto,
entrar fra cento armati, e gli scompiglia
e gli ributta e sangue n’ ha giá tratto.
Non è chi a lui s’affronli; ciascun piglia
consiglio di voler campare a un tratto:
se non eh’ un cenno di Iesú ripresse
quel zel di Pietro, che ’l cortei rimesse.
37
— Pon’ — disse, — o Pier, quel ferro che da noi
per altr’uso di questo a l’uom fu dato:
dato fu a Parti agevole, ma voi
di sangue uman l’avete adulterato.
Quel calice ch’abbiam da ber non vuoi
ch’io primo il bea, se berlo è destinato?
Ed oltre a ciò non sai che chi ferisce
di ferro altrui, di ferro aneli ’ei perisce? —
38
Cosi parlando, il Medico celeste
ornò le norme sue d’un bello essempio,
ché per li suoi seguaci non si reste
giovare a chi di lor fa scherno e scempio,
né vuol che ’n regno suo da noi si preste
atto verun, ch’abbia pur forma d’empio:
l’orecchia, che di Malco piu non era,
nel loco suo rappiccia e rende intiera.
39
Giovanni solo, il casto giovenetto,
non piú di vinti passi sta lontano,
ma troppo fuor di sé, ché ’l cor gli ha stretto
quanto stringer può mai ghiacciata mano.
Ahi quanto dur gli par che ’l suo diletto
e cosi dolce Mastro, e cosi umano,
ebbe occhi da veder con tante corde
tratto da rie persone, infami e lorde!