Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/57

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56
Ed io ringrazio il Re del celso regno,
che de l’ancilla sua Turnil desio
ha risguardato si, eh’ esso fu degno
di sollevarmi sopra il sesso mio.
Ecco, di cotal duono in fede e segno,
da molte e molte nazion son io
per esser cosi detta: Alma beata,
ché ’l ciel di tante grazie l’ebbe ornata!
57
Gran cose fatte m’ha Quel eh’ è possente,
Quel, dico, il qual sol porta il santo nome,
ch’agli umil sempre fu signor clemente,
ma col forte suo braccio atterra, e dome
tien le superbe teste, e fa sovente
folgorando sentire il quando e ’l come
dal seggio suo depon l’altiera fronte,
e vuol che chi s’umilia vi sormonte.
58
Felice tu, Israel, c’hai ricevuto
quel tuo promesso giá tant’anni Infante,
che fu da nostri padri antiveduto;
parlandone giá tante volte e tante
a loro il mio signor, che risoluto
ne fu l’eletto Abramo agli altri avante,
odendo che di lui tal n’uscirebbe
cui simil di vertu giá mai non s’ebbe. —
59
Parlò cosi Madonna e, come quella
ch’ardea sempre nel ciel di caritade,
mosse a servir qual riverente ancella
colei cui rende onor canuta etade.
Ma fra quel tempo il fanciullin saltella,
dico Giovanni, che fatt’ ha ’mistade
col suo Signore e vedel si presente
se ’n vetro fosse od altro trasparente.