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Pappo alessandrino si può desumere come contende lo Scaligero ch’ei le avesse rivolte all’astrononomia. Eratostene, suo coetaneo, sommo ingegno[1], aveva incominciato a stabilire l’anno con più felicità di Numa[2], di Solone e de’ geometri della scuola platonica: ma al solo Ipparco, che fiorì forse un secolo innanzi Virgilio, avvenne di determinare[3] primo, e con più esattezza, il giro ed il tempo dell’anno. Gli antichi aveano l’anno vago per la religione; l’anno civile per l’agricoltura[4]. Ora Virgilio né ad Archimede intese né ad Arato, né a Tolomeo, come farneticano gl’interpreti, ignari (e, fra costoro, Servio ivi ed altrove[5]), che questi visse sotto Marco Aurelio[6]; bensì ad Ipparco, che, fissando il giro dell’anno,
descripsit radio totum qui gentibus orbem,
tempora quae messor, quae curvus arator haberet.
- ↑ Geminus, Elementa Astronomiae, cap. vi de mensibus.
- ↑ Livio, lib. i, cap. 19 — Plutarco, in Romolo e Numa — Ovidio, fast., I, v. 27; iii, v. 883 — Macrob., Saturnal., i, cap. 14.
- ↑ Ptolomaeus, Almagest., lib. iii, cap. 2 — Bouilliaud, Astron. filol., p. 73 — Servius Æneid., v, v. 49.
- ↑ Vettius Valens, Antrolog’., lib. i.
- ↑ Aeneid., v. 49.
- ↑ Suida, in Ptolomaeo.