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capitolo ii 103

CAPITOLO II

Come l'autore narra a Minerva che e' si confida
vincere Satanasso e suoi vizi.

     — Vergine saggia e bella il cielo adorna,
di cui Virgilio poetando scrisse:
«Nova progenie in terra dal ciel torna».
     Resse giá ’l mondo, e sí la gente visse
5sotto lei in pace, che l’etá dell’oro
el secol giusto e beato si disse.
     La terra allora senza alcun lavoro
dava li frutti e non facea mai spine;
né anco al giogo si domava il toro.
     10Non erano divisi per confine
ancor li campi, e nullo per guadagno
cercava le contrade pellegrine.
     Ognuno era fratello, ognun compagno;
ed era tant’amor, tanta pietade,
15ch’a una fonte bevea il lupo e l’agno.
     Non eran lance, non erano spade;
non era ancor la pecunia peggiore
che ’l guerreggiante ferro piú fiade.
     La Invidia, vedendo tanto amore,
20di questo bene a sé generò pene,
e d’esto gaudio a sé diede dolore:
     con quella doglia che a lei si convene,
andò in inferno, ed alli vizi dice
quanta pace avea il mondo e quanto bene.
     25E l’Avarizia, d’ogni mal radice,
seco ne trasse e menolla su in terra
per conturbar quello stato felice.