Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/113

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capitolo ii 107

     Nella battaglia s’acquista vittoria.
Nessun mai per fuggir o per riposo
venne in altezza, fama ovver in gloria.
     E, se il cammino è duro o faticoso,
140pensa del fine e pensa qual sia il frutto
fra te medesmo saggio e virtuoso.—
     Allor allor alla briga condutto
stato essere vorria: tanta speranza
mi die’ il suo dir e rinfrancòme tutto.
     145E però dissi con grande baldanza:
— Andiam, ché nullo mostro pel sentiero
di potermi impedire avrá possanza.
     — Non ti fidar di te, né sie altèro
— rispose,— ché colui è piú da lunge,
150che stima esser piú appresso nel pensiero.
     Nessun giammai a buon termine giunge,
se del gir poco o del tornar addietro
non fa a sé gli spron, con che si punge.
     Perché di sé presunse il gran san Pietro,
155cadde, da vento piccolo commosso,
non come ferma pietra, ma di vetro.—
     Quando udii questo, di vergogna rosso
sí diventai, che dissi per scusarme:
— Minerva, senza te niente posso.
     160Perché spero da te la possa e l’arme
— diss’io,— credo cosí esser difeso,
se dietro a te ti degni di guidarme.—
     Allor si mosse, quando m’ebbe inteso.