Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/161

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p. 155

       L'affaticato cibo, che ristora,
  65   mentre si mangia, infermitá e sospiri
       menaccia al proprio corpo, che 'l divora.
       Se suso inverso il ciel ancor tu miri,
       menaccia a te il Giudice di sopra,
       se gli fai cosa, per la qual s'adiri.
  70   La terra, che convien che ancora il copra,
       e giú l'interno ancor gli fa paura,
       sí come punitor di sua mal'opra.
       Se a destro ed a sinistro si pon cura,
       vede che ogni vizio quivi offende,
  75   e teme a' suoi coniunti ogni sciagura.--
       Ahi quanto di vergogna il viso accende,
       quando alcun riprendente è poi ripreso
       di quel medesmo, del qual e' riprende!
       Cosí io feci, quando l'ebbi inteso;
  80   e però dissi:--Prego mi perdoni,
       se, Fleias, col mio dir t'avessi offeso.
       --O tu, ch'andi la strada e che ragioni
       e dietro a dea Minerva movi i passi,
       vedendo d'esto inferno le magioni:
  85   --cosí gridò un de' miseri lassi
       e poi subiunse:--io prego che tu torche
       verso me il viso, innanti che tu passi.--
       Io mi voltai e vidi un su le forche
       col capo chino tanto, che le guancia
  90   a lui toccava quasi una dell'orche.
       --Morte e paura io posi in la bilancia
       --subiunse,--e poi la morte col capestro
       elessi a me per men pungente lancia.
       Troppo temendo in me il caso sinestro,
  95   me stesso uccisi: io son Architofelle,
       che fui nel consigliar sí gran maestro.
       Meco sta qui Saúl, re d'Israelle,
       e quei roman, che sol timor gli strinse
       e non vertú a spogliarsi la pelle.--