Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/209

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capitolo ii 203

     Intorno intorno spargeva il veneno;
e i suoi irsuti peli eran serpenti,
30ch’a lui mordeano il volto, il collo e ’l seno.
     Ed ei le labbra si mordea co’ denti,
come fa alcun che se medesmo turba;
e con tre bocche soffiava tre venti,
     i quali andavan dietro a quella turba
35che ’ngiú venía, e percotea lor tempie,
come il vento Austro, quando il mar conturba.
     Quasi vessica che di vento s’empie,
cosí quel vento infiava le lor teste
e le lor viste dispettose ed empie.
     40Poich’eran fatte assai maggior che ceste,
sí come lucciol spargean le parole
e di quelle fregiavan le lor veste.
     E, come nuovo arnese mostrar sòle,
a farsi fama, il nuovo mercatante,
45quasi invitando chi comperar vòle;
     cosí mostravan certe merci sante,
e ’l vento, che dal mostro si deriva,
soffiando, le portava tutte quante.
     Io ammirando dissi:— O Palla, o diva,
50deh, dimmi, che dimostran queste cose?
Che io ’l sappia e che altrui lo scriva.
     — Questi tre venti— a me la dea rispose—
sonno il fomento e sonno la cagione,
perché le genti son superbiose.
     55Il primo vento è della nazione,
per la qual molti mostrano eccellenza
e voglion soprastar l’altre persone.
     Ma questa loda è sol della semenza,
onde è disceso, ché virtú s’apprezza
60appo li saggi e vera sapienza.
     L’altro vento, che soffia, è la ricchezza
la qual, se megliorasse il possessore
e seco avesse la vera fermezza,