Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/330

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
324 libro quarto

     100E queste tre faríen poco o niente,
se non che ognuna parturisce e figlia
altre Vertú, che fanno esser prudente.
     Però la quarta è Vertú che consiglia,
la qual la Provvidenza mena seco,
105che senza consigliar sempre mal piglia;
     ché, come senza guida cade il cieco,
cosí conven che l’uom, andando, tome
senza consiglio e ch’erri come pieco.
     Solerzia la quinta ha poscia nome,
110cioè sollicitu’ ingegnosa ed arte:
quest’è che trova il fine, il perché e ’l come;
     ch’ogni voler, che da casa si parte
per voler camminar agli alti fini
di Iove ovver d’Apollo ovver di Marte,
     115convien che sia ingegnoso e che festin
e che la possa e che li modi trovi
che al proposto fin ben si cammini.
     Alquanto ancora addietro gli occhi movi
alla vertú che Provvidenza è detta,
120acciò ch’anco di lei udir ti giovi.
     Convien ch’ella sia cauta e circumspetta;
e però è Cautela l’altra luce,
la qual provvede al mal che si suspetta;
     ché non è saggio ovver prudente duce
125chi spregia il suo nemico o chi nol teme,
ché timor senno e prudenza produce.
     L’altra donzella, che con lei sta inseme,
è qui chiamata Circumspezione,
d’Intelligenzia ancor secondo seme.
     130Ella è che gli atti e la condizione
e ’l quanto e ’l come, mesurando, attende
e li subiti casi e le persone.
     Docilitá è l’altra che risplende,
cosí chiamata, ovver ingegno buono,
135se d’uso e di scienza ben s’accende.