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378 libro quarto

CAPITOLO XXI

Della caritá e dell'opere della misericordia corporali e spirituali.

     — Amor— diss’ella— è la cagione e ’l fine
d’ogni vertú e d’ogni atto morale
e delle cose umane e di divine.
     E tanto ogni vertú appo Dio vale,
5quanto ha d’amore; e quanto d’amor manca,
convien che la vertú da bontá cale;
     ch’amore è volontá accesa e franca
a voler fare; e, mentre l’amor dura,
nell’operar la volontá mai stanca.
     10E questo amor va sempre a dirittura,
quando elegge per fine e per suo porto
il Creatore e non la creatura.
     E cosí alcuna volta anco va torto,
quando elegge per fine e per suo segno
15cosa che manca e che ha l’esser corto;
     onde, s’alcun prudenza, ovver lo ’ngegno,
ovver iustizia, ovver mostri fortezza,
ovver clemenza con atto benegno,
     e ciò facesse a fin d’aver ricchezza,
20non saría questo il buon amor, ch’i’ ho detto,
né quella caritá, che Dio apprezza;
     ché caritá è un amor perfetto,
ed è dilezion contemplativa,
che ’n ciò, che ama, ha Dio per suo obietto;
     25ed ogni cosa, o che sia morta o viva,
ama ed apprezza, in quanto è buona in Dio,
e sopra tutto Lui, donde deriva.