Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/72

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66 libro primo

     Chi sono e donde vengo a dirti il tutto
sarebbe lungo: io gusto ora l’amaro,
30sperando di fatica dolce frutto.
     Se la dea assente, io prego, fammi chiaro:
o ninfa bella, volentier domando,
perché io so poco e domandando imparo.
     Però, mentr’io sto teco dimorando,
35dimmi del regno, che Vulcan nutríca
sotto il suo freno e sotto il suo comando.
     Il tuo dolce parlare anche mi dica
del loco ov’egli sta, s’egli ti done
che piú dell’altre ninfe a lui sie amica.
     40Cupido giá del regno di Iunone
assai mi disse con suo parlar breve,
e della grandin disse la cagione
     e delle nubi e pioggia e della neve
e delli tuoni, e disse del baleno,
45ch’anco a’ giganti è timoroso e greve.
     Ma non mi disse ben espresso e appieno
come si fa la sube e la cometa
e la stella che corre e poi vien meno.—
     Allor la ninfa con la vista lieta
50rispose:— In pria conven che le parole,
le qua’ disse Cupido, io ti ripeta.
     Ciò, che non scalda il foco ovvero il sole,
conven che da sé venga in gran freddezza,
come natura e filosòfia vuole.
     55Però nell’aer sopra a tanta altezza,
dove non scalda il raggio che ’nsú riede,
e ove il foco non scalda a piú bassezza,
     sta ’l regno freddo che Iunon possede:
li duo vapori, acquatico e terrestro,
60lí si fan nube, sí come si vede.
     E ’l vapor terreo e secco è da sé presto
ad accendersi ratto, purché senta
l’umido intorno, a sé opposto e molesto.