Pagina:Gabburri, Vite di pittori, ms. Palatino E.B.9.5, I-IV, ca.1730 - 1742.djvu/140

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


scrittori, che dicono, che il Vasari loda solamente i toscani, e tra questi alcuni ancora di poco nome senza fare la dovuta giustizia anche agli altri, tacciandolo, senza ragione veruna, di maligno e di appassionato. Malvasia, parte II, a 151. Vincenzio Carducci, Dialogo I, a 20 tergo, e Dialogo V, a 68 tergo. Monsù de Piles nel Compendio delle vite dei pittori, edizione II, libro III, a 222, lo fa discendere da genitori nobili. Monsù Daviler, nel suo libro intitolato Corso di architettura ecc., ne parla nella Vita del Vignola. Masini, a 159 e 621. Il suddetto Vasari ne parla molto ancora nella Vita del Rosso, parte III, a 211. Enrico Sauval nel suo libro intitolato Galanterie dei re di Francia, tomo II, a 234, taccia questo grand’uomo di [essere] lascivo nelle sue opere e nei suoi costumi, il che è così lontano dal vero, che non fa bisogno di difendere questo eccellente maestro, il quale viene attaccato in un tempo stesso da questo autore dall’ignoranza e dalla malizia.

Si trova il compendio della Vita del Primaticcio scritta dall’abate Guilbert, nella sua Descrizione istorica di Fontanablò, libro I, a 81. Ne fa menzione altresì Giampiero Zannotti nella sua Istoria dell’Accademia Clementina, libro I, capitolo IV, a 22 e 28. M.r Filibien, libro I, a 176; libro II, a 138, nella Vita di Giulio Romano e 225 nella sua propria Vita. Florent Le Comte, libro I, a 19 e 249, dove registra un Mosè che fa scaturir l’acqua, dipinto da questo artefice, e intagliato da Pietro Lisibetten.

11 Malvasia nella parte II, a 79, dà il catalogo delle stampe del Primaticcio, onde per comodo maggiore dei dilettanti si è stimato d’inserire il medesimo in questo luogo. Dice dunque in primo luogo il Malvasia che il Primaticcio intagliò all’acquaforte meglio di qualunque altro del suo tempo, uguagliando nel toccare in penna il Parmigianino, superandolo di gran lunga nel disegno. Confessa però di non aver mai veduto stampe intagliate da lui medesimo, per non avere scritto mai in piè delle carte il suo nome

o segnate con qualche marca. Dice altresì che possono essere forse di suo intaglio tutte quelle Deità entro nicchi separatamente finte, sotto una delle quali, altro non sta scritto che questo solo nome di PRIMATICCIO. Tutte le arti liberali con sottovi un B., che forse vuol dire il Bologna, suo soprannome. Terminato questo breve discorso sopra le poche stampe e incerte intagliate dal Primaticcio medesimo, passa a descriver quelle intagliate da altri intagliatori delle sue opere e prima.

Seguitano le stampe del Primaticcio.

Il libro tanto utile ai professori, e bellissimo, intitolato

Les travaux d’Ulisse, dediex a monseigneur de Liancourtpar Theodor Van Thulden 1653. Stampato da F. L. D. Ciartres; consistente li 58 pezzi, quali solo, e più d’ogn’altro (come dell’opre stesse, dice il Malvasia, raccontavami l’Algardi in Roma, avergli più volte detto monsieur Pussin) possono insegnare a tutti il vero e unico modo di porre insieme, ben distribuire e disporre istorie, con novità d’invenzioni, bizzarria d’introduzioni, intelligenza squisita di punto e di piani, ingrandimento incredibile di luogo e di siti nobiltà, grazia ed erudizione. L’eruditissimo bassorilievo del sacrifizio, sottovi: His et talibus monumentis olim ornata fuit illa M. Antonii ubique memorata columna, ex qua haec, quae vides expressa sunt; caetera visurus nisi ob eiusdem columnae incendium desiderarentur. Ant. Lafreri formis Romae œ DLXV, e nell’altare del sacrifizio in fondo la marca dell’intagliatore. L. D. [monogramma] Acquaforte, once 15 scarse, once 8 e mezzo scarse per traverso. Giove con tutte le altre Deità, viste rigorosamente di sotto insù, guardando il detto Giove, che ha sopra di sé l’Orsa. Once 14 e once 8 per traverso.

La tessitrice nel telaio, che tesse, e una in piedi par che prema le zinne sul drappo, e altre che fanno diversi ufficii, al numero in tutto di sedici, sul gusto affatto del Parmigianino, e anche più graziose (dice egli). Once 14, once 6 per traverso; nel telaio: A. Fontana Bleo. Bol. inventor.

La fucina di Vulcano, tanto celebrata dal Lomazzo, è proposta per esempio a tutti di sì ben risentiti e ben moventisi nudi Ciclopi, fabbricanti dardi, e tanto ben fatti e copiosa di tanti bene scherzanti amoretti caricantine i loro turcassi; sottovi in una riga: A. Fontana Bleo. Bol. I., e in un angolo: G. F. [monogramma] Once 11 e mezzo, once 10 per traverso. Bolino.

Il giovane spogliato nudo, portato sulle braccia da due, con uomini dietro addolorati, e altri vestiti sull’antico, e trombettieri o pifferi avanti, che calati in più basso piano l'antecedono, sonando presso e dietro a maestosa fabbrica, in isbattimento, sotto: A. Fontana Bleo. Boi., in mezzo e da un canto questa marca C. R. [monogramma]

Il tanto di sito e di disposizione bizzarro convito d’uomini e donne sedenti in terra alle loro proprie separate tavoline, con serventi che portano le vivande, salendo ordinatamente da una supposta, non veduta scala: sottilissimo bolino, once 11 e mezzo, once 8 per traverso. In un gradino del piano: A. Fontana Bleo. Boi., e in una cartelletta da un lato: Domenico Fiorentino.

Donna vestita all’antica, che dorme stesa sopra un carro, senza nome o altro: mezzo foglio per traverso.

Un Alessandro Magno armato di corazza, sull’antico, che alla presenza del re Filippo suo padre, di soldati, e d’altra gente, sta in atto di voler saltare dal bucefalo; in un ovato per diritto. Once 11 scarse, once 7; in piè di esso nello scudo: Bol. L. D., all’acquaforte.

[p. 140.2 — I — C_070V] Li quattro sfondati o sotto in su, in forma dai lati quadrata, e nell’estremità circolare; in uno tre Muse; nell’altro Apollo e il dio semi capro coll’organetto; nell’altro tre matrone cantanti a coro; e nell’altro tre altre cantanti a libro, con un amorino sopra ciascuno. Once 9 e mezzo, once 5 per diritto.

Un ovato, ove Danae stesa in letto con una nuvola sopra i piedi, e una vecchia che empie un vaso della pioggia d’oro, aiutata da un amorino. Once 9 gagliarde, once 7 scarse, all’acquaforte.

Quattro termini femmine ben vestite sull’antico, che in testa sostentano paniere di frondi e frutte, a una bell’acquaforte. Once 9, once 3 per diritto, sotto: S. Martin Bolon. inven. Daman excudit.

Uno sposalizio fatto coll’anello alla presenza non so se di Alessandro. Once 8 e mezzo, once 7 per traverso.

Sileno, sedente in mezzo, sostenuto da Pane, e Pomona in piedi, col piè sopra una palla, circondata da una serpe. All’acquaforte, once 7 e mezzo, once 7 e mezzo.

Quattro ovati compagni di quattro deità per ciascuno, viste di sotto in su rigorosamente: in uno Ercole, Bacco, Sileno e un’altra deità; nell’altro Nettuno, Plutone, Apollo e un altro; nell’altro Venere nuda con due amorini, e altre nobilmente vestite; nel quarto Giunone con un puttino di dietro, che versa ricchezze e simili, e in questo: F. P. An. Boi. In. G. MF. Nell’altre Fr. Boi. In. G. MF. Once 7 e mezzo, once 6 per traverso.

Alessandro Magno, che discorre con un guerriero alla presenza di soldati. Once 7 alto, largo 5. A. Fontan. Bleo. Boi., colla marca G. F. [monogramma]

Pomona con festoni abbondanti di frutta, e stesa, a cui un satiro genuflesso, e volto in schiena alza una gamba, ed ella si pone un braccio o mano sulla testa: a Fontanablò Boi. Once 7, once 5 per traverso.

Una femmina vestita bizzarramente sull’antico, e giacente colla schiena in su sopra un mezz’arco o volta che sia, che spira fiato o aria dalla bocca: all’acquaforte. Bologna L. D.

La sua compagna, similmente in tal guisa giacente sopra un mezz’arco o volta, di simil taglio, e di sotto

in su, sembrando Giunone; coll’istessa marca.

Dell’istesso intagliatore, e del medesimo taglio, una Europa che incorona il toro, con tre donzelle vestite sul gusto antico, senza nome o altro.

Li mentovati Giove, Nettunno, Plutone, Proserpina, Diana, Apollo, Vulcano, Ercole, Cerere e simili altre deità, figure tutte separate, finte in piedi, entro nicchi, con un verso esametro sotto a ciascuna; senza nome dell’inventore, se non quanto sotto Giove a cavallo dell’aquila, sta scritto: Primaticcio.

Le già dette arti liberali, rappresentate tutte per donne in varie positure, e nude; in una delle quali vi è del 1544, e sotto la Rettorica un B. [monogramma]

[p. 140.3 — I — C_071R] Il mentovato, in somma, cavallo di Troia nella carte del Bonasone, che ne fu

l’intagliatore.

E finalmente li cinque puttini nudi, scherzanti, intorno a grappoli d’uva, uno de’ quali a cavallo d’una tigre o leone; e in una cartella appoggiata a una rupe: Franconpriadis. Bologna a Fontaine Bloi; all’acquaforte. Once 6, once 4 e mezzo per traverso.

[p.140.4 — I — C_071V] [bianca]

[p. 140 — I — C_069V] Abramo Bloemart nacque in Gorcum o sia Gonchera, nei contorni di Olanda l’anno 1564; andò con suo padre (che era architetto) a Utreck e fu allevato nella scuola di Francesco Floris, dove imparò il disegno, poi in Parigi da Giovanni Bassot, ma il dipignere l'apprese, secondo i vari pellegrinaggi, da diversi maestri, fra i quali, dice monsù de Piles, che ve ne furono alcuni de' mediocri. Più dalla natura che dall’arte fatto pittore, crebbe il suo nome per la Germania e nelle favole, nelle storie, nei paesi, negli animali e nei ritratti, fece vedere quanto eruditi fossero i suoi pennelli. Amorevole, modesto ed amante dell’arte, morì l’anno 1641 in età di 80 anni. Lasciò Enrico, Cornelio ed altri figli di grande stima nel disegno e nell’intaglio. Sandrart, a 290. Secondo però quello che scrive il Baldinucci, Abramo Bloemart nacque non già nel 1567, ma nel 1564 in Gorsivim; e discorda parimente nel tempo della morte, la quale dice che seguì nel 1658 in età di anni 94. Fu Abramo Bloemart, non solamente buon cattolico, ma uomo di santa cristiana pietà, che abitando in Utrecht fu sempre particolar protettore dei cattolici, onde non gli mancarono persecuzioni, fino ad essergli stato scritto da quegli eretici un libro in suo dispregio. Di quattordici figliuoli, che ebbe questo valentuomo applicati, parte al pennello e parte al bulino, Cornelio fece una mirabile riuscita nell’intaglio. Baldinucci, decennale II, della parte III, del secolo IV, a 241.