Pagina:Gaetano Cantoni - Fisiologia vegetale, 1860.djvu/155

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e gli altri a calor decrescente; cioè i frutti de’ climi caldi cogli identici de’ climi temperati; ed a parità di clima, i frutti delle annate più calde con quelli delle annate più fredde.

Come nella digestione od assimilazione animale, la temperatura ha dunque la massima influenza, sia sulla possibilità della vegetazione, sia sulla qualità chimica dei suoi prodotti. Ma non tutte le piante, nè tutti i loro prodotti, abbisognano d’una temperatura eguale. Or bene quest’influenza della temperatura sulla vegetazione, riesce meglio evidente attribuendo all’acido carbonico emesso dalle radici la facoltà solvente ed assimilatrice dei materiali terrestri.

La possibilità o l’impossibilità di acclimatizzare piante di clima più caldo è basato sopra questi principii. Le piante meno ricche di carbonio, o meno bisognose di materiali che richiedano il maggior concorso d’acido carbonico, si potranno acclimatizzare più facilmente che non quelle che in qualche loro parte abbondino od abbisognino di quelle sostanze. Se questo bisogno si limita al frutto od al seme, resisterà la parte legnosa, la pianta fiorirà, ma non porterà a maturanza nè frutti, nè semi; ma se anche la parte legnosa richiedesse un abbondante concorso di acido carbonico, allora difficile od impossibile ne sarà l’acclimatazione. Inoltre, non ricevendo queste piante l’acido carbonico nella quantità conveniente, non possono elaborare l’opportuna quantità di materiali inorganici, necessarii per dare la voluta solidità ai loro tessuti; riescono più acquose, epperò più suscettibili a soffrire per l’abbassamento jemale di temperatura.

Sotto questo medesimo punto di vista meglio rilevansi eziandio gli effetti dell’umidità sulla vegetazione. L’acido carbonico emesso dalle radici esercita una minor azione a bassa temperatura, e quando sia troppo allungato, o sciolto in troppo umor acqueo. La soverchia mancanza

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