Pagina:Garbasso - I principii della meccanica., Roma 1914.djvu/5

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

5


Le idee di Aristotele e di Archimede furono riassunte e applicate nel Baroûlkos, l’Elevatore, di Erone Alessandrino. L’originale di quest’opera ci è noto solo da pochi anni, ma le cose più importanti di essa passarono in una compilazione di data incerta, il Liber de Ponderibus, attribuito ad un Jordanus Nemorarius, il quale Liber fu largamente utilizzato e commentato nelle scuole medioevali.

Dell’autore non sappiamo nemmeno se sia identico ad un Jordanus de Saxonia, generale dei domenicani nel 1222, o non piuttosto, come suppone il Duhem, ad un Giordano da Nemi (Jordanus de Nemore).

La statica rinasce alla fine del 500 con Simone Stevino, che vide chiara la regola per la composizione delle forze, e dedusse la teoria del piano inclinato, nel caso dell’equilibrio, dall’impossibilità del moto perpetuo.

Ma la dinamica nasce con Galileo.

È un vezzo recente di taluni scrittori, quasi sempre francesi, quello di sminuire l’importanza del nostro filosofo, e fa più torto a loro che a lui.

Che Leonardo avesse in meccanica, come in anatomia e in tante altre scienze, qualche intuizione geniale, è interessante senza dubbio, dal punto di vista della psicologia del genio. Storicamente però non fu dimostrato che delle sue scoperte giungesse notizia ai contemporanei 0 ai posteri immediati; e non fu dimostrato perchè, forse, non era dimostrabile.

È accaduto a Leonardo quello stesso che a Bacone, che pure aveva pubblicato il Novum Organum. Newton non lo conobbe e non lo cita nemmeno una volta nel Libro dei Principii.

Lord Francesco Bacone fu scoperto dal signor di Voltaire nelle Lettres Anglaises (1728) e Leonardo meccanico da Guglielmo Libri nell’Histoire des Sciences mathématiques en Italie (1838-41).

Anche minore influenza che al Maestro della Cena e della Gioconda si deve assegnare a certi teologi dell’Università di Parigi, ai quali un signor Dufourcq, in un curioso articolo della Revue des deux Mondes, attribuiva recentemente una parte notevole nella fondazione della scienza moderna.

In realtà si può affermare di quegli scolastici ciò che il Poggendorff osservava, con poca reverenza, dei filosofi greci nella Storia della Fisica: che essi ne hanno dette talmente di tutti i colori, che non riesce difficile scovare nelle loro opere il germe di tutte le teorie più recenti, delle vere e delle false.