Pagina:Garzoni - La Piazza Universale - 1593.djvu/10

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qualche cosa elevata, seguendo, come picciola nube il Cielo di Vostra Altezza; m'hò rappresentato dinanzi a gli occhi più volte la vergogna de' Proci di Penelope, che stavano in tant'ocio, mentre da gli altri si combatteva Troia, il lodevol costumo Spartano, che non lasciava tornare i gioveni mandati fuora a casa finche non ern gionti a qualche grado d'honore, et perfettione; m'hò dettato nella mente da me stesso quel saggio pensiero di Porcio Catone, che detestar soleva quel giorno, che negligentemente, e ociosamente havesse trappassato; quel di Plinio Iuniore che stimava quel giorno esser perso, che non fusse né studij, et nelle compositioni consumato; quel magnifico detto d'Alessandro, che soleva dire che quel giorno non stimava d'haver regnato, che egli non havesse operato cosa alcuna; et così desto dall'emulatione di tali huomini hò partorito un monstro d'ogni cosa, qual se non per altro lodevole, almeno per curiosità notabile; hora efferisco nelle mani di Vostra Altezza, pregandola a darli d'occhio alquanto, acciò ch'ella conosca l'abondanza delle materie del suo amore (per parlar Filosoficamente alquanto) haver causato un monstro tale, qual gli appresento innanzi, come a padre, et auttore della sua generatione. Con questo le bacio la mano da humilissimo servitore, et le prego da nostro Signore ogni felicità, et ogni bene. Di Trevigi alli V. Decembre. MDLXXXV.
Di Vostra Altezza Serenissima.

Servitor humilissimo

Tomaso Garzoni.