Pagina:Garzoni - La Piazza Universale - 1593.djvu/101

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universale. 61

o' dal predetto luogo ove furon le cose sacre lor salutate, overo dalla carità con più corta derivatione assai secondo il giuditio mio. Ma qualunque si sia la derivatione di tal vocabolo, basta che le Cerimonie sãte de Christiani s'hanno santamente, et inviolabilmente da osservare, et quelle che son superstitiose da fuggire. Quelle che pertengono alla creãza, delle quali tratta Mõsignor della Casa, [Mõsignor della Casa.] et seco il Mõdogneto, da huomini nobili s'hãno da seguire; et quelle che non consistono in una pratica signorile, per le quali si constituiscono i mastri detti delle ceimonie, s'hanno tra Prencipi, et Signori in mille occorẽze da usare, quelle frivole c'hãno così dell'affettato, et che putiscono del cortigiano selvatico da ogni bãda, consitendo nel gesto con troppa affettione mosso pover nelle parole satievoli, et stomachevoli di soverchi, s'hãno con ragionevol riso da schernire, essendo i seguaci di quelle tenuti per la città nel numero, de' farisei superstitiosi nell'esteriore, portando il cortigiano nelle scarpe, il Galateo né guanti, e masticãdo il Boccaccio per quante piazze, et contrade caminano ong'hora; dove che le riverenze d'un collo d'occa, uno inchino di camelo, un saluto di pedãte, un sfodramẽto di quattro palabras da spognola muy lindo sono la salsa di quãti incỡtrano, o' siano amici, o' conoscenti soli, gli antichi havevano bẽ le lor cerimonie civili, ma nỡ così affettate. Onde gli Idumei, quãdo si scỡtravano, dicevano, il Signore sia cỡ noi. Gli veri Hebrei, Dio ti sani fratel mio. Gli Thebani, Iddio vi dia salute. Gli Romani siavi salute. Gli Siciliani, Iddio vi conservi ma hoggidì nỡ s'usa altro, che dire. Bacio la mano, di vostra mercè servitore, e schiavo perpetuo di quella, con mill'altre cerimoniose parole, che i Cortigiani massimamente introduttori d'ogni adulatione hanno trovato ai tempi nostri, et se ben molte cerimonie de' moderni erano anco presso gli antichi in uso, come levarsi la beretta a' persone degne, si come era osservato da Silla verso Pompeo per testimonio di Plutarco; assorgere a' suoi maggiori, smontare da cavallo, levarsi l'ultimo da mensa, basciare i parenti, et gli amici, abbracciare i piedi nel supplicare, basciar le mani dell'Imperatore, gettarsi alle ginocchia, come fece Tigrane a' Pỡpeo vincitore, darsi la mano in segno di fede, ceder la strada a' superiori, tener nel luogo di mezzo i più meritevoli, con la mano introdurre altri, piegare il capo a' chi riveriva, non seder nel conspetto de parenti, salutarsi scambievolmẽte, con mille altre maniere di cerimonia; nỡdimeno ve n'hanno aggionte tante i moderni, che hoggidì gli huomini nỡtra paiono huomini, ma Dei dal ciel discesi, essendo ita tanto innanzi la licenza delle reverenze, et de' saluti, che sino ai ciavatini e caligari si senton nominar col nome di signori, et quattro bezzi in borsa son sufficiẽti a farti dar dell'illustre se ben non sei illustre in altro, che in ignoranza, et gofferia. La superstitione è poi totalmente contraria alla religione; et essa altro non è (strettamente pigliandola) [Superstitioni in genere.]che un timor vano d'Iddio, cagionato da co-