Pagina:Garzoni - La Piazza Universale - 1593.djvu/119

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universale. 79

creaturae. Anzi (ch'è maggior dignità, et grãdezza) è stato ufficio di Christo istesso, che l'ha essercitato in questo mődo con tanta gravità, et perfetione qual al soggetto, et all'ufficio ocnveniva. A loro, per predicare degnamente, et honorevolmente, tre cose principali convengono. prima una carità ardente. secondo una disciplina et conversatione essemplarissima. terzo una scienza di molte cose assai fondata, et competente. per accennare à tutte tre disse Christo in favore di Giovanni Battista lume de predicatori. Ille erat lucerna ardens, et lucens; Ove la nomina lucerna, per la cagione della legge divina, c'haveva infusa in lui, perché Lucerna pedibus meis verbum tuum, ardente per la singolar sua carità, lucente per l'honestà, et morigerata sua conversatione, nella quale adempì il precetto di Christo. Sic luceat lux vestra coram hominibus, ut videant opera vestra bona, et glorificent patrem vestrum , qui in coelis est. Deve adunque il predicatore predicare principalmente per carità, e non per cupidità di guadagno, et de mercede come alcuni fanno, che se questo non ci fosse, non aprirebbono la bocca per proferire una parola, ne salirebbono in pulpito per movere un gesto, non già ch'io neghi, che non sic dignus operarius mercede sua; et che S.Paolo ai Corinthi, non protesti il vero dicendo. Non alligabis os bovi trituranti; et che S. Hieronimo non dica benissimo. Apostolicis viris, et Evangelizatoribus Christi in necessarijs usibus nolle tribuere, se ipsum condemnare est, Come si hà nel 16. causa. quest. prima cap. penultimo. Deve anco predicare per far frutto nelle anime de' popoli, et non per gloria del mondo, ne per cupidità d'honore. Onde San Gregorio né Morali dice. Spiritualis praedicator in cunctis quae dicit solerti cura se inspiciat, ne in eo, quòd recta praedicat vitio se eletionis extollat. et il medesimo aggionge questo documento al predicatore. Quamvis praedicator debeat cavere, ne ex arrogantia, et inani gloria praedicet, tamen, si motus recta intẽntione, subrepat tentatio inanis, gloriae non debet per hoc dimittere, perché (come è scritto nell'Ecclesiastico all'undecimo) Qui observat ventum, nunquam seminat, et l'essempio s'adduce di San Bernardo, che tentato di vanagloria, mentre predicava disse nel suo cuore. Ne propter te incoepi, nec propter te dimittat. per questo rettamente diceva il Profeta al Signore. Statue servo tuo eloquium tuum in timore tuo. et bene diceva Paolo Apostolo. Qui gloriatur in domino glorietur, non enim qui se ipsum commendat ille probatus est, sed quem Deus commendat, con tutto ciò, data la prima gloria, [M.Tullio.] à Dio può il predicatore appetere quella gloria, che segue conseguentemente la virtù. La onde M. Tullio egregiamente disse. Neque enim laudis causa rectum sequi convenit, si tamen laus consequitur, congeminantur recti appetendi voluntas, ne quel soave Poeta disse una bugia, [Ovidio.] celebrando la gloria che nasce